In Occasione del lancio della campagna “You Can Be Anything”, con cui Barbie sprona ad abbattere le barriere lavorative tra i sessi, abbiamo deciso di raccontare questo brand attraverso il suo costante impegno progressista.
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Barbie: la bambola stereotipo che rompe gli stereotipi
Sebbene molti possano pensare che Barbie promuova canoni femminili sessisti o retrogradi, in realtà è il contrario.
Sin dalla sua nascita, questa bambola ha promosso una visione della donna assolutamente avanzata rispetto ai tempi, facendosi simbolo di un’immagine della donna ambiziosa ed indipendente.
Partiamo con ordine: com’è nata Barbie?
La storia di Barbie
Los Angeles, 1945.
I coniugi Matt e Ruth Handler guardano i figli mentre giocano.
Matt sta per aprire, insieme all’amico Elliot, la più grande azienda di giocattoli al mondo: la Mattel.
Ruth osserva la figlia ed il figlio mentre giocano.
Il bimbo sogna di diventare vigile, magari pompiere.
La figlia, Barbara, trova maggior interesse nelle figure di attrici ritagliate, rispetto ai bambolotti piangenti. Osservando questo comportamento, Ruth ha un’illuminazione.
I giocattoli per bambine spingono ad una visione della donna come madre, il cui desiderio è accudire i figli, ma questo stereotipo ha terminato il suo tempo.
È l’occasione perfetta per dare vita ad una bambola più moderna, intraprendente, che rompa gli schemi.
Ecco che nasce Barbie, in onore della bambina da cui è nata l’idea.
Il successo di Barbie negli anni Cinquanta
Inizialmente, l’idea di Barbie non ottiene molto successo, ma nel 1956 Ruth handler, durante un viaggio in Svizzera, osserva con stupore come la bambola Lilli, tratta da un famoso fumetto tedesco, abbia un grande successo.
Decide quindi che i tempi sono maturi, e la bambola entra in commercio.
La prima bambola del brand ha i capelli scuri, ma nell’epoca di Marilyn Monroe le bambine la vogliono assolutamente bionda.
Ecco che nasce, nel 1959, la versione Pinup. Seno prosperoso, vita stretta, rossetto e Ponytail.
La prima versione indossa il costume da bagno, cosa assolutamente impensabile per un’epoca (almeno in apparenza) così pudica.
Al costume si aggiungono poi i capi più alla moda dell’epoca.
Questo evento segna un momento spartiacque nella storia dei giocattoli femminili.
Per la prima volta, appare un giocattolo per bambine che rompe la visione unidirezionale della donna come mamma.
Le bambine possono aspirare ad essere intraprendenti, fashion.
In altre parole, si rompe il ruolo passivo della donna all’interno della società americana.
Barbie negli anni 60
Gli anni Sessanta sono il periodo in cui il brand è maggiormente discusso.
Da una parte, tutte le bambine ne vogliono una, dall’altra il giocattolo viene accusato di essere troppo provocante, dando un’immagine della donna non adatta ai canoni dell’epoca.
Nonostante il boicottaggio patriarcale, Barbie diventa presto un simbolo di moda.
Nasce la bambola Bubblecut, con i capelli vaporosi, il trucco e gli orecchini.
Gli anni Sessanta segnano anche il divismo della first Lady Jacqueline Kennedy.
Il suo stile e la sua classe vengono invidiati da tutto il pubblico femminile, e in suo onore nasce Barbie red Flaire, la bambola mondana e sfrenata
A lei si aggiunge anche Ken, che a sua volta rompe un canone ormai radicato: un giocattolo maschile con caratteristiche femminili, e pensato per un pubblico femminile.
Barbie negli anni 70
Questo periodo è forse il più movimentato della storia americana del dopoguerra.
Le proteste contro il conflitto in Vietnam si fanno sempre più accese, e alla figura dell’americano dedito al lavoro e alla famiglia, si scontra quello dell’Hippie.
Barbie, la cui Brand Identity va a braccetto con la controcultura, si inserisce nel tema producendo, nel 1971, Barbie Live Action. Outfit Hippie, fascia e frangette.
Una vera e propria frecciata al sistema patriarcale americano.
Barbie negli anni 80
Gli anni Ottanta sono il periodo delle proteste anti razziali.
Dopo la morte di Malcom X e Martin Luther King, avvenute 10 anni prima, la voce della comunità afroamericana si fa sempre più viva e forte.
Nel sud, l’accanimento contro le persone di colore è all’ordine del giorno, e il brand di giocattoli decide di intromettersi.
Nel 1980 nasce Julia, l’amica afroamericana di Barbie.
In questa bambola, anche le bambine con radici africane possono finalmente rispecchiarsi.
Un anno dopo, verrà prodotta anche una Barbie dai tratti ispanici.
Gli anni Ottanta sono anche il periodo in cui le donne entrano nel mondo del lavoro, gareggiando con i colleghi maschi.
Ecco che nasce Barbie Day To Night, la donna in carriera, che ispirerà moltissime bambine ad intraprendere la strada del management.
Barbie negli anni 90
La famosa bambola dai capelli biondi, negli anni ha fatto passi da gigante.
Nell’ultimo decennio del 900, in particolare, vediamo come il brand si concentri in particolare sul rendere la disabilità qualcosa di quotidiano, e non emarginandolo.
Ecco perché, a fianco della versione con l’ombelico scoperto (simbolo di ribellione degli anni 90), arriva Becky, l’amica disabile di Barbie.
Naturalmente, il suo arrivo suscita varie polemiche.
Dream Gap Project: la barbie del nuovo Millennio
Negli anni 2000 sono nate moltissime Barbie, ognuna con una carriera diversa.
Il progetto Dream Gap Project ha infatti rotto, con tutte le armi (o bambole) a disposizione, la diversità tra i lavori maschili e femminili.
Da ricordare Barbie Astronauta, con il volto di Samantha Cristoforetti.
You Can Be Anything
Il nostro percorso storico ci porta infine alla campagna che abbiamo accennato all’inizio di questo articolo.
Lo spot simbolo di questa campagna mostra il gioco come un mondo dove i bambini proiettano se stessi nel futuro. Il limite è l’immaginazione.
Abbiamo bambine che diventano veterinarie, allenatrici, professoresse o manager.
Giocare con Barbie diventa quindi un modo per rompere le barriere dello stereotipo.
Da questo filone nasce #TheDollEvolves, una nuova bambola con quattro diverse silhouette, sei etnie differenti, e svariati colori degli occhi.
Tra queste, annoveriamo Barbie Petite e Barbie Curvie, che più di tutte rinnovano i canoni di bellezza portati avanti da Barbie
